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Quindi non era uno scherzo?

di Vincenzo Maggiore

N o non lo era.
Siamo ancora qui a nasconderci dietro un monitor con dosi differenti di consapevolezza e autocontrollo nelle tasche.

Non eravamo preparati.
Per niente.
Ci scopriamo defraudati di quelle certezze che non abbiamo accarezzato appassionatamente in passato perché pensavamo di averle sempre lì, a portata di mano.

Come una donna a cui si promette di stare vicino per tutta la vita e poi, dopo qualche tempo, la si lascia sola quasi ogni sera per fare tardi con gli amici. Ora, quella stessa donna ci manca perché ha iniziato a guardarsi attorno. Ritorna prepotentemente “la prima scelta”, nella mente e nel cuore, come lo sono i saluti, gli abbracci, gli incontri fortuiti in mezzo alla strada, le scarpe che non indossiamo da un pezzo e le macchine ferme al semaforo rosso.
Il verde quando si riaccenderà? Non possiamo dirlo, non possiamo saperlo e, di sicuro, non possiamo sceglierlo.
E’ una condizione di attesa per chi ha sistemato la sedia davanti alla porta per essere il primo ad aprirla quando sentirà la pistola dello starter.
E’ il momento della preghiera per chi nella foto che ritrae Papa Francesco in una piazza deserta intravede uno dei documenti religiosi che farà parte dei libri di storia dei nostri nipoti.
E’ l’ennesimo countdown asfissiante per chi, davanti al televisore, pende dalle labbra del Premier nonostante si senta comunque in diritto di lamentarsi per il suo operato.
E’ la nuova stagione dei presunti esperti in tema di diagnosi mediche, dei blasfemi esibizionisti, dei falsi eroi, dei comunicatori improvvisati, dei terroristi da tastiera e degli pseudo intellettuali che utilizzano il web nel modo peggiore.
E’ la pioggia battente sui cantieri vuoti, sulla carrozzeria dei mezzi a motore spenti nei parcheggi; il riflesso di preoccupazione negli occhi di chi ha dovuto chiudere il cancello dell’azienda fino a data da destinarsi.

E’ lo sgomento per chi da tempo aveva programmato le nozze e deve posticipare il giorno per suggellare il proprio amore.
E’ il contrasto emozionale per i maturandi, lontani da scuola, a meno di cento giorni dal primo esame importante nella vita di uno studente.
Soprattutto, è la notte fredda e buia per il fronte, per la prima guardia, perché molti di noi (me compreso) parlano e si raccontano senza sapere cosa accade realmente negli ospedali.
A voi che cercate di salvarci ogni giorno, dedico il più grande ringraziamento personale.
Ma è anche occasione di riflessione, di pausa, di ricerca di qualcosa di differente dentro se stessi.
Mi piace pensare che possa essere così.

Qualche giorno fa ho intervistato alcuni artisti del territorio (sono di Brindisi) per raccogliere dalle loro voci i pensieri che animano le menti all’epoca del Coronavirus (faranno parte di un articolo che sarà pubblicato sulle pagine di Nuovo Quotidiano di Puglia).
Il compositore di Ceglie Messapica Mirko Lodedo mi ha detto una cosa importante: “La vita è come uno spartito. Quello attuale è un momento di pausa. Nella vita, come nella musica, le pause servono.
Quando finirà, avremo più voglia e capacità di ascolto”
.
Io riparto da qui, da queste parole. Da quel “tempo prezioso” che, nonostante tutto, siamo costretti a vivere nelle mura delle nostre case.

Non possiamo fermarci. Guai. E non dobbiamo abbatterci. Cerchiamo di fare il possibile per non perdere l’ottimismo, tutto ciò che per anni abbiamo dovuto mettere da parte.
Ora non abbiamo scuse.
Dedichiamoci a curare ciò che merita di essere curato.
E’ bello, è un’esperienza da condividere, può riempire il cuore e fa sentire più vicini.
Non so come ne usciremo, ma oggi voglio sperare che dopo tutto questo casino, ci scopriremo migliori.

Ps: a quella donna riservate sempre le stesse attenzioni, anche se adesso non potete guardarla negli occhi ogni giorno. Ne vale la pena.

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...Forse ancora più di prima lascerò cadere gocce, di sudore, di amore...

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