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Quarantesimo giorno di quarantena a Brescia

di Maria Cecilia Chiappani

"Q Quarantesimo giorno: io e Lisa oggi usciamo!

E non per fare due passi intorno a casa, non ci è concesso, dato che prima dei vigili arrivano le spiate dei vicini rabbiosi e annoiati al balcone. Allo scoccare dei due mesi di vita ci hanno chiamato per il primo giro di vaccinazioni, e fortuna vuole che l’ambulatorio sia giusto in fondo alla nostra via, offrendoci la scusa di allestire una vera e propria passeggiata in carrozzina.

Ci siamo vestite, truccate, preparate… e abbiamo pure preso la strada più lunga (con qualche deviazione) per goderci quei dieci minuti di pseudo-normalità.
Ecco la cosa che più mi manca, e che irrompe come una “madeleine” di Proust: camminare per strada, essere abbagliati dal sole, sentire l’aria che accarezza il viso, respirare a pieni polmoni, ovvero sentire di vivere… in barba all’ansia del respiro corto!

Perché se guardo all’ultimo mese, mi sembra di non aver vissuto.
O meglio, a Brescia siamo stati prigionieri di una bolla di panico che ci ha davvero tolto il respiro…
Lisa è nata il 5 febbraio, nemmeno il tempo di riprenderci e ci siamo ritrovati soli, chiusi in casa senza ricevere visite e senza vedere nonni, zii e amici.
Quando ogni telefonata, messaggio, squillo di cellulare portava con sé la paura delle brutte notizie.
E le notti passate a pensare alla mamma in ospedale, al futuro della nostra famiglia, al lavoro e alle finanze da recuperare.
E poi gli ormoni ballerini, l’impossibilità di pianificare i mesi a venire, mentre avevi immaginato di viaggiare e di trasformare tua figlia in una persona socievole!
Tutto questo nel sentimento ambivalente di ringraziare il cielo per le fortune che comunque abbiamo, rispetto ad altre situazioni.

Eppure, bastano una passeggiata, due parole con la dottoressa e un pomeriggio di coccole post-vaccino con Lisa per rompere la bolla e far affiorare quella speranza mista a nostalgia che ti rimette in carreggiata.
Qualcosa si muove… e finalmente sono riuscita a scrivere queste poche righe, dopo settimane di rimandi e pigrizie.
Anzi, voglio iniziare a godere di cose che non sono affatto scontate: l’aperitivo del sabato sera con gli amici in Zoom, le videochiamate infinite con i nonni per strappare un sorriso a Lisa, l’affetto ritrovato con persone che non sentivo da tempo.

L’ostetrica in sala parto mi esortava dicendo: “Rispondi al dolore con la spinta più forte che hai”. Metafora calzante… non pensate?

1 Comment

  1. Caterina Katya ha detto:

    Bellissima riflessione. Bellissimo ricordo. Ciao Maria Cecilia. Un abbraccio e un bacio a Lisa.

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