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Meglio annoiato a casa che in terapia intensiva

di Luigi Benedetti

S iamo tutti costretti a casa H24.
Sia chi già di suo usciva di rado.
Che per chi viveva quelle 4 mura come un dormitorio.
Tutti.

Poco conta se essa è di proprietà o in locazione.
Nulla cambia se la casa in questione è una reggia di 1000 metri con parco e piscina.
Piuttosto che un piccolo monolocale.

E devi rimanerci a prescindere.
Nulla conta se sei da solo o se la tua è una famiglia numerosa e che magari comprende anche i nonni.
Tutti, tutti, tutti abbiamo l'obbligo di rimanerci e possibilmente di azzerare fino a contrordine la nostra socialità “reale”.
Una specie di esilio.

E ciò è devastante, perché diffonde un secondo ed ulteriore virus, altrettanto subdolo, contagioso e meschino.
E nessuno ne parla, nessuno sta lavorando alla ricerca del vaccino, non ci sono né mascherine né amuchina che possono proteggerti.
Perché il virus in questione attacca il nostro organismo psico-somatico devastando il principio fondamentale della nostra cultura, della nostra società e di ciascuno di noi come essere umano.

La libertà.

Ecco, va detto: perdere la libertà è un disastro.
Un vero casino. Perché di fronte a questo scempio ci sentiamo tutti “pazienti zero”. Infettati, tristi, impauriti, nevrastenici, influenzabili, ipocondriaci e isolati. Che bel quadretto.

Posso personalmente testimoniare che:

- il mio vicino che ha avuto già un paio di episodi di attacchi di panico
- un collega ha avuto reazioni allergiche psico-somatiche
- un mio caro amico ha iniziato a soffrire di insonnia

E non credo siano casi isolati.

Forse non è così grave ma a me è aumentato obiettivamente il mio auto-fabbisogno calorico, che tradotto significa che mangio molto più di prima, direi il doppio più o meno.

Sia ben chiaro.
Il primo dei problemi sono le centinaia di vittime.
E il secondo sono le persone in terapia intensiva.
Ma mi raccomando non sottovalutare il virus secondario che attacca il tuo Hard Disk personale, quello che protegge la tua “libertà”. E' per questo che voglio darti un consiglio su come #STAREaCASA.

Non sono un medico, non sono un politico, non sono un sociologo, non sono della Protezione Civile, non sono uno psicologo. Però del rapporto tra “case e persone” un po' io so di saperne.

Ne ho viste certamente più di qualche migliaio interagire tra di loro. Le ho osservate, studiate, ho preso appunti, fatto statistiche e stabilito casistiche. Ma ogni volta poi ricomincio da capo.
E mi sforzo di leggere da una parte le ambizioni, i desideri e le paure delle persone.
E dall'altra cerco di interpretare quegli spazi privati intimi ed intrisi di significati simbolici che la rendono spesso specchio riflesso della nostra stessa identità psicologica.

La nostra casa, grande o piccola, di proprietà o in locazione, rappresenta essa stessa la nostra psiche e i suoi molteplici punti di contatto con l'esterno.

Ti consiglio di di centrarti su questo tuo nuovo status.
Di normalizzarlo, possibilmente di positivizzarlo.
Ti consiglio di esplorare la tua casa, come se non l'avessi mai vista in vita tua. E poi di pianificare e ripristinare delle abitudini.
Di lavoro o di relax, questo decidilo tu.

Prendi un foglio bianco e scrivici sopra le cose che ti piacere fare oggi. Mettile tutte:

- qualche news
- quelle 2 telefonate a clienti per tenerli “tiepidi”
- un po' di musica con della frutta fresca
- il file di excell da completare
- un help a tuo figlio per i compiti di inglese
- l'aperitivo

La gestione del tempo è la chiave.

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