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Il rumore del silenzio a Milano

di Paola Migliorini

M ilano, la città viva, vibrante, la città del lavoro, della moda, la città dove tutti sono sempre di fretta. Milano con la sua nebbia, che ormai non c’è più giuro, con la Madonnina, Brera, i Navigli, Porta Venezia e San Babila sta riposando.

Le sue strade sono vuote, il silenzio è surreale, si sentono gli uccellini cinguettare, si hai letto bene, gli uccellini.
Io a Milano gli uccellini in 10 anni non li avevo mai sentiti. Il cielo è azzurro e si respira aria di montagna.

Ma questa non è la nostra Milano, questa non è la città che amiamo, questa è una città sofferente. Una città che sta cercando di guarire le sue ferite e che non si arrende.

I milanesi (e con questo termine intendo tutti quelli che sentono Milano casa propria, che sia per nascita o per adozione, come nel mio caso, poco importa) si sa hanno un carattere particolare.
Siamo chiusi, un po’ freddi verrebbe da dire, si dice che ce la tiriamo ma non è così, siamo solo cresciuti in questa città che ci ha resi come lei, ruvide facciate di palazzi algidi con all’interno bellissimi giardini nascosti.
Per aprirci e dare confidenza ci si deve conquistare ma nel momento del bisogno ci siamo e non ci tiriamo indietro se si tratta di aiutarci.

Ora siamo chiusi nelle nostre case, ci affacciamo dalle finestre, incrociamo il nostro vicino con cui abbiamo solo scambiato un buongiorno distratto e cerchiamo nel suo sguardo un sorriso che ci dia conforto, cerchiamo quell’ “Andrà tutto bene” che vediamo sui balconi dipinto dai bambini e circondato da un arcobaleno.
Un disegno che abbiamo fatto fare a loro, ai piccoli, per tranquillizzarli ma che forse serve più a noi.

A noi milanesi che rivogliamo la nostra routine fatta di meeting, calls, business lunch, personal trainer, happy hour, sushi e drinks.
A noi che preferiamo andare al ristorante invece che giocare a Masterchef in cucina, a noi che la diretta di Yoga su Instagram non ha lo stesso sapore dall’allenamento in palestra, a noi che camminiamo così veloce per la strada che ci si riconosce in tutto il mondo e che ora non sappiamo più dove sgranchirle queste gambe.

Ogni giorno alle 18.00 cantiamo insieme, ci fa sentire uniti, a volte ci vengono i brividi quando tra i balconi si sente la voce di Bocelli che canta per noi.
Sì, per tutti noi che combattiamo dal divano ma soprattutto per loro, per gli instancabili lavoratori che si svegliano la mattina e con paura e preoccupazioni svolgono il loro lavoro.
Per loro che lavorano nei supermercati, per loro che fanno le consegne con i camioncini, per i biker che girano in bici e per tutti gli altri che fanno funzionare la nostra città.

Perchè anche loro hanno paura, perché anche loro hanno una famiglia da cui tornare e che vogliono proteggere.
Cantiamo per medici e infermieri che non si arrendono e che lottano per noi giorno e notte dietro le loro mascherine, e quelle non sono maschere da super eroi perché loro non sono super eroi, sono uomini come noi, con emozioni, stanchezza, decisioni da prendere e paure.
Ma i milanesi sono così, instancabili lavoratori che davanti alle difficoltà non si lamentano ma trovano soluzioni.
Milano soffre, sta curando le proprie ferite ma non si arrende, lotta unita perché vuole tornare presto alla vita di sempre che ci manca tanto.
Perché rivogliamo gli eventi della moda e del design, perché rivogliamo gli aperitivi e il sushi, il lavoro e il traffico, perchè forse sapremo apprezzarli di più e magari continueremo a sorridere al nostro vicino.

Agisci come se quel che fai, facesse la differenza. La fa.
William James

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