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Il mondo sta cambiando ma noi non siamo pronti a farlo

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Il mondo sta cambiando e noi non siamo pronti a farlo

di Maria Grazia Palladino

G iorno ennesimo di quarantena.

Le giornate si susseguono per lo più uguali.
La mia piccola le riempie e le fa scorrere veloci.
Il segno del passare dei giorni lo vedo in lei. Mi accorgo giorno dopo giorno di come cresca in fretta e di come cambi.

Incertezza e paura mi fanno compagnia, di notte mi rigiro nel letto con pensieri che affollano la mente.
La preoccupazione sale.
Per quanto ancora saremo in questa bolla d’aria? Per quanto ancora saremo fermi?
Nessuno ha delle risposte.

Le certezze si sgretolano e tutto è da ricostruire:
l’economia, le abitudini, gli animi.

Cosa ne sarà di noi dopo tutto questo?
Cosa resisterà e non crollerà come un castello di sabbia? Quale sarà il primo giorno di normalità? Ma soprattutto, quale sarà la nostra nuova normalità?

Sarà possibile ricominciare a viaggiare?
Sarà possibile festeggiare un compleanno a meno di un metro di distanza?
Stanotte mi manca persino far la spesa al supermercato insieme a mio marito e incontrarci al reparto dei vini dell’Esselunga.
Mi manca farmi spazio tra la folla al mercato delle erbe e raggiungere i miei amici seduti a un tavolo con il menu tra le mani.
Mi manca vedere la coda ai camerini e comprare un altro maglione inutile senza provarlo.

In questi giorni mi capita di vivere dei déjà-vu, delle sensazioni provate lontano da casa, la felicità e l’ebbrezza della scoperta. Una sorta di nostalgia di posti lontani, una malattia della stasi.

Inizio a sentire miriadi di sensazioni diverse e ogni volta è un ricordo: i brividi provati affacciandomi sul vuoto del Gran Canyon, il sapore del Pisco Sour, il cielo azzurro di Edimburgo, l’immensità del cielo stellato del deserto marocchino, il rumore della bourguignonne che frigge in un locale con luci soffuse nel quartiere latino di Parigi, la dolcezza di una pastes de nata a Belém.
L’hamburger più buono del mondo mangiato a Braga, le acque gelide di Setubal, il colore dei tulipani, il vento sul Golden Gate, la puzza dei mercati thailandesi, la bellezza selvaggia della Love Valley, le mille luci di Times Square, il sapore del burro di un croissant sulle scale del Sacro Cuore, la vivacità degli ombrelli di Agueda, la paella nella piazzetta con le azulejos a Siviglia.

Nella mia vita i miei momenti più belli li ho vissuti viaggiando. Le sensazioni di libertà e scoperta che ho provato in quei posti sono per sempre dentro di me.
Stamattina la vivo così e mi domando quando potremo ricominciare a viaggiare?
Quando ci arrabbieremo ancora per il bagaglio a mano sempre più piccolo?Delle ginocchia strette tra sedili sempre più vicini, delle offerte prese al volo sul sito della Ryanair.
Quando torneremo a sederci accanto ad un indiano mangiando riso basmati e pollo da una vaschetta su un aereo stretto e scomodo che vola verso Dubai?
Spero presto, perché ne ho già nostalgia.

Il mondo è un libro, e chi non viaggia ne legge solo una pagina.

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