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Didattica online? Una sfida che si può vincere

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Didattica online? Una sfida che si può vincere

di Cristian Tracà

C onfessatelo. Appena avete sentito didattica on line vi siete fatti due risate pensando alla scuola italiana come al solito lento carrozzone statale fatto di prof stagionati e attempati che sanno dialogare a mala pena con Office e compilare il registro elettronico.

Poi vi è presa la fantasia di pensare ai professori che provavano a fare lezione online con gli alunni e non siete riusciti a fare a meno di immaginare la professoressa di greco col pile e il mollettone che traduceva e commentava i versi di Euripide per quelli della terza liceo o il professore di filosofia che con la vestaglia (e il sigaro a portata di cam) pontificava su quelle influenze che Nietzsche avrebbe avuto sulla diffusione del nazismo in Europa. Ma anche il più scanzonato collega di scienze motorie che, nel tentativo di far muovere i ragazzi, assomiglia a quei venditori di attrezzi della mattina sulle tv private, sì, quelli che ti fanno comprare le tute per sudare e le panchine che in due settimane ti scolpiscono come Canova.

Nel frattempo la montagna ha cominciato a partorire, topolini e topoloni. Sul web si scatenano sempre meglio e sempre più le parodie, i curiosoni provano a spiare le case dei prof, qualche alunno fotografa e spamma gli insegnanti accalorati che, presi dal sacro fuoco della maieutica professionale, arrivano a contorcere occhi, naso e bocca fino ad entrare di diritto nei nuovi mostri.
Al netto di questo catalogo di varia umanità, che va dalla docente diva che si fa sistemare la cofana e che non si farebbe mai vedere in una forma non smagliante (anche a km zero, appena levata dal talamo) al docente timido e impanicato che si nasconde dietro al maglione che gli arriva al naso e che si allunga fino alle ginocchia: la didattica online è realtà e probabilmente terrà compagnia per parecchie settimane agli studenti e alle famiglie (alcune felicissime di poter tenere impegnati i pargoli per un po’, altre esasperate da file, link, cartelle condivise, compiti che vagano da gruppi whatsapp di vario tipo a mail ad aule virtuali e registri elettronici che fanno up and down in base agli orari).

Alcuni sondaggi e monitoraggi lanciati sui vari siti che gravitano attorno alla scuola parlano di una didattica che ha raggiunto 9 studenti su 10. Cifra iperbolica? Forse sì, forse no. I Dirigenti stanno organizzando le truppe cercando di dare indicazioni omogenee, nonostante si navighi a vista sul futuro prossimo dell’istruzione.
Le Google Suites for education che da anni sono tangenti a tutti i corsi di formazione finalmente stanno guadagnando la scena con infinite variazioni sul tema: dal collega esperto che già valuta e fa i compiti in classe a chi usa giusto Meet perché sembra essere il modo più semplice per collegare.
Siamo entrati in una fase upload.
Chi si immagina l’insegnante a poltrire a casa a leggere un libro sul divano mandando qualche esercizio via mail, ha fatto poco i conti con il concetto di didattica: l’insegnamento entra fino in fondo nella vita, anche a distanza.

Per noi professori sta diventando un’occasione di riflessione e di formazione. Vediamo i nostri ragazzi in maniera diversa, stritolati da questa incertezza e già consapevoli che questa emergenza sta cambiando la loro vita, il loro flusso fatto di studio e di socialità tradizionale, sotto lavagne polverose, incomprensioni e assemblee.

Ci sta facendo maturare il tempo per curare il nostro modo di insegnare: è l’occasione per formarci con i webinar che le case editrici ci stanno proponendo tutti i giorni a tutte le ore, è il momento per scoprire nuovi software, nuove biblioteche e audioteche online pensate per la scuola o utili all’insegnamento interattivo, è la fase in cui possiamo davvero integrare il manuale con i tantissimi strumenti di didattica innovativa.

Le ore della giornata volano a furia di leggere, scegliere, registrare, selezionare, correggere, valutare, riflettere, visionare e ascoltare: è un magma che a parole non è facilissimo spiegare.


Solo chi insegna o ha avuto un vero insegnante sa quanto amore e fatica c’è dietro una lezione o una correzione di un compito, vicino a un suggerimento bibliografico di approfondimento, accanto a uno schema o a un esercizio preparato o scelto con cura.
Niente può sostituire un’ora di lezione in presenza, è vero: se non ci fossimo a distanza, però, il vuoto sarebbe insopportabile.

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